UN QUADRO D'INSIEME PER RIFLETTERE

Considerando il tanto parlare che negli ultimi tempi circonda coloro che, senza alcun rispetto per il lavoro dei contadini, si divertono a compiere disegni nei campi di grano, prendiamo come punto di partenza la coerenza tra i cerchi nel grano e l'appellativo col quale il fenomeno viene recentemente etichettato.
Mi riferisco a Land Art, termine che è entrato ufficialmente nel mondo dei cerchi nel grano quasi in relazione al gran parlare che si sta facendo di falsari e della relativa mano umana che si celerebbe dietro a tutto il fenomeno.
Per schiarirsi le idee credo sia fondamentale definire tale espressione artistica.
In questo "movimento", nato intorno agli inizi degli anni '70, l'artista interagiva con il paesaggio, le opere venivano realizzate nel territorio e talvolta potevano comportarne una modifica. Spesso erano fruibili dai visitatori.
Fin qui, tutto potrebbe anche coincidere con il fenomeno: il cerchio appare in natura, interagisce con il paesaggio e, contadini permettendo, può essere visitato.
Un aspetto che non torna è la ragione per cui i presunti autori delle opere cerealicole non dovrebbero rivendicarle.
Vediamo la situazione.
Degli uomini si introducono per qualche ragione in una proprietà privata, viene da sé che se sono dotati di un minimo di buon senso non saranno loro a rivendicare tale fatto.
Sarà ancora più difficile che questo accada se gli uomini in questione abbiano danneggiato quello che si trovava all'interno della proprietà violata, in questo caso il raccolto del contadino.
Quindi: vandalismo e violazione di proprietà privata. E per fare un po’ di moralismo, totale mancanza di rispetto per il lavoro altrui.
Arte ?!
Cosa mai potrebbe spingere degli uomini ad investire tanto tempo ed energie in un'attività così fine a se stessa?
A che fine compiere un'azione che potrebbe comportare l'arresto? Qual è il movente?
Coloro che (...senza far nomi...) spiegano il fenomeno in questione attribuendo a degli "artisti" la responsabilità dei cerchi, affermano addirittura che i contadini sarebbero al corrente di tutto e addirittura percepirebbero una "sovvenzione" per acconsentire all'operato.
Non è tutto: i contadini non sarebbero i soli a ricevere del danaro. Gli autori stessi ne riceverebbero un'ingente somma per ogni lavoro svolto.
Se fosse davvero così sarebbe tutto più chiaro.
Però, di conseguenza, sorgono anche delle domande:
Chi sovvenzionerebbe un gruppo o più gruppi di persone per realizzare i cerchi nel grano?
E ancora, per quale ragione?
Parlando circa l'Inghilterra per ovvie ragioni, forse una misteriosa associazione per il turismo inscena tutto ciò per attirare a sè centinaia, se non migliaia di persone da tutto il mondo che, appassionate del fenomeno, ogni estate popolano le campagne del Wiltshire (e non solo), portando un buon profitto nelle tasche degli inglesi.
O magari, considerando la possibilità che il fenomeno sia qualcosa di anomalo rispetto a quello che si conosce, e quindi inspiegabile, qualche organo governativo si trova a dover riproporre la strategia del debunking (insabbiamento), con lo scopo di pilotare l'opinione pubblica riguardo ai fatti.
Per ora alle domande esposte poc'anzi possiamo rispondere solo avanzando delle ipotesi che, più o meno ironiche possano essere data la mancanza di un riscontro per renderle veritiere, possono solo rimanere tali.


Tornando al discorso circa la Land art, in questa corrente artistica, quando il fine o il messaggio dell'opera non sono espliciti vengono spiegati dall'autore, in modo che l'artefatto possa comunicare in modo corretto. Questo non si limita all'arte in questione, ma è un concetto che si può allargare a molte forme artistiche.
Infatti, da sempre, scopo principale dell'arte è stato quello di comunicare e conservare un messaggio. L'arte antica svolgeva il ruolo che oggi svolgono i libri: conservare un sapere. Questo sapere era accessibile solo a coloro che possedevano la "chiave" adatta per decifrarla e comprenderlo, un sistema interpretativo tramandato da tempi antichissimi.
Va bene, gli 'artisti del grano' possono aver preso spunto da qui ed aver creato, o meglio riproposto, un'arte da decodificare. Ma, non essendo loro i custodi di nessuna arcana conoscenza (ci giurerei), non credo possa valere la pena di scervellarsi per decodificare un linguaggio inventato da un gruppo di persone i cui fini sono abbastanza controversi.
In più le loro opere non possono svolgere la funzione di conservare: sono temporanee; corrente espressiva che si accosta alle più contemporanee correnti artistiche, contrapponendosi così al collegamento ipotizzato poco sopra.
Che guazzabuglio.
Beninteso, senza nulla togliere alla consapevolezza di nessuno, sono spinto a credere che dei vandali, se pur ben organizzati, una considerazione come questa non se la siano mai posta.
Quindi, se chi compone l'opera non ha chiaro in sé l'iter comunicativo che sostiene l'opera stessa, non si può definire artista, al limite diremo di lui che è un artigiano.
Le opere di Land Art e, le opere d'atre in generale, hanno un titolo, dato per lo più dall'artista stesso.
Questo particolare è più importante di quanto non possa sembrare. Nel titolo possiamo trovare la chiave di lettura di cui si parlava prima, oppure un accenno al messaggio, al contenuto dell'opera.
Mettiamo per esempio che un crop circle appaia in un campo coltivato con del grano nelle campagne della Bareggia, frazione di Carugate, Comune nella provincia di Milano.
Bene, la formazione sarà conosciuta con il nome del luogo in cui è apparsa: in questo caso sentiremo parlare del "Cerchio della Bareggia".
Non è sempre così. A volte se il disegno della formazione rievoca un immagine mentale definita (un ape, un biscotto, una chiave), può accadere che il cerchio in questione prenda una sorta di soprannome.
Questo vale indistintamente per tutto il fenomeno; è quindi evidente la necessità di identificare le singole formazioni. Forse, i presunti artisti in questione, non hanno preso in considerazione nemmeno questo particolare perché la loro intenzione è aprire le porta a una nuova arte. Va da sé, sono sarcastico.
Apro una parentesi e qui la chiudo. Dato che nessuna formazione ha un nome proprio, non avanzo certo l'idea di dare un nome a ogni cerchio nel grano, non mi si fraintenda. Mi limito a prendere atto e a sottolineare questo particolare, forse mai preso in considerazione.
Prendendo il problema nella sua totalità, avendo costruito un quadro d'insieme abbastanza ampio, nominare il fenomeno dei cerchi nel grano-Land Art, mi sembra azzardato.
Una bottiglia riempita a metà non può essere considerata piena. Se provassi a venderla come tale finirei per essere considerato un truffatore.
Prima di classificare qualcosa credo sia opportuno conoscere sia l'oggetto, sia il significato dell'aggettivo col quale lo si vuole definire.
I cerchi nel grano possono anche avere qualche cosa in comune con il movimento landartistico, ma la similitudine resta puramente ad un livello superficiale, d’impatto visivo. Come abbiamo visto esistono delle incongruenze che toccano diversi aspetti la cui portata è tutt'altro che relativa.

Andrea De Marinis