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Andrea Feliziani, insieme a Gabriella Giunta, è l'autore di "Persi nella memoria", uno dei più bei libri sui cerchi nel grano degli ultimi tempi. Probabilmente, per quanti hanno avuto l'opportunità di condurre ricerche direttamente in terra inglese con spirito obiettivo, il volume dei due ricercatori è forse il documento che più di ogni altro fornisce un quadro globale sull'intero fenomeno. Gli autori, inoltre, arrivano a proporre il risultato finale della loro ricerca sul campo: il mondo dei circlemakers e le motivazioni che stanno alla base delle creazioni dei cerchi nel grano. Un libro importantissimo che vuole e deve far riflettere qualsiasi ricercatore e appassionato. Andrea Feliziani, che cura anche il sito internet http://www.cropcircles.it , ha gentilmente accettato di essere intervistato da noi di Planetcircles. E, anche per questo, lo ringraziamo di cuore.
Intervista di Alessandro Luè e Andrea De Marinis
1) Quando e perché hai cominciato ad interessarti del fenomeno dei cerchi nel grano?
Ho iniziato ad interessarmi al fenomeno nel 1989 sulla scia delle notizie che allora arrivavano in maniera frammentata da Oltremanica. Un’adolescenza passata tra scrivanie mute e fogli accatastati apparentemente in disordine. È da questi fogli che è davvero iniziato tutto.
2) Quando è iniziata la tua esperienza e ricerca in Inghilterra?
Nel 1997: il desiderio di comprensione a volte è un gioco strano che non si piega alle regole del mondo. Non sono mai stato tra quelli più accomodanti (e forse i più sadici), i cultori del rinvio che aspettano pazientemente che l’enigma invecchi nel tempo, come un vino d’annata per arrivare alla soglia oltre la quale la dilazione si trasforma, naturalmente, in rifiuto o accettazione passiva (fede). Appena ho avuto la possibilità ho preferito quindi fuggire dal comodo labirinto della tele-anticamera per vedere e cercare di comprendere un mondo a prima vista incomprensibile.
3) Come hai vissuto il tuo primo cerchio nel grano?
Alle cinque del pomeriggio la Silbury Hill è affollatissima, sono uomini, tra le mani disegni, mappe, treppiedi e binocoli mentre, a qualche chilometro di distanza, tra le strade di Marlborough sciama il mondo. Il cielo sembra fatto di smalto, plumbeo, distratto.
Piove adesso sulla strada ormai di fango che ci porta giù nei campi. Osserviamo, cerchiamo di capire. Il naturale e il soprannaturale sembrano convivere oggi in questo luogo e nei racconti delle persone che ora sono qui. Proseguo verso il centro del disegno, ma non è come l’avevo immaginato. All’imbrunire tutto svanisce e diventa irreale, fa freddo e Nicole mi copre con il suo ombrello. Ci aspettano il Barge, molto tempo per riflettere e parecchie persone ancora da incontrare.
4) Nel tuo libro (Persi Nella Memoria, Mondadori Illustrati, Maggio 2006), hai dato segno di una conoscenza dell’argomento che abbraccia numerose realtà, dall’umano al sociale. Una di queste è rappresentata dai “croppies”, ossia gli appassionati e gli affascinati dai cerchi nel grano. Quanta rilevanza possono avere, secondo te, rispetto all’andamento del fenomeno?
Essere croppies rappresenta una condizione in cui le persone che viaggiano per i cerchi riescono a riconoscersi. I croppies sono il quotidiano del fenomeno Crop Circles. Una comunità aperta a tutti; una comunità trasparente che vive fino in fondo ogni giorno del proprio soggiorno nel Wiltshire.
5) Un’altra realtà che menzioni nel libro, è il retro del Barge Inn, locale di Alton Barnes, ritrovo di appassionati ma non solo... Cosa ci puoi dire a riguardo?
Di notte il retro del Barge Inn non dorme. Di notte a volte il Barge tira fuori l’altra sua faccia, gli altri abitanti. È uno scenario che proviene dal campeggio allestito nel retro del locale. Chi vi abita spesso esce dalle proprie tende quando gli altri vi si sono già rifugiati. Quando il cielo è una macchia di inchiostro.
È una realtà diversa quella del retro del Barge Inn che non sa guardarsi allo specchio, perché vedrebbe solo un’immagine priva di senso ed equilibrio, ma le voci che spesso si ascoltano in questo luogo sanno inebriare e parlano di potere, di dominio, parlano di conoscenza.
Sono queste voci che caricano di senso le forme dei Crop Circles, che danno enfasi ad una modifica da mettere in pratica in fase di esecuzione dei progetti. Sono le voci di quelli che realizzano i cerchi.
Nel retro del Barge, a volte, anche i sentimenti sono ovattati, quasi filtrati, privi di reale intensità. Tra persone simili ci si riconosce al volo. Ci si riconosce da un segno, da una svista, dai sillogismi del cuore.
È un paesaggio irregolare, quello dove i turisti non arrivano, dove luci strane ed ambrate indugiano su arredi sontuosi o spartani e, ogni camper, ogni tenda, diventa un viaggio a ritroso nella memoria. Un piccolo laboratorio da pavimento cosparso di trucioli e uno sterminato labirinto di oggetti dimenticati, un quaderno colmo di fogli, di disegni.
6) Nel tuo testo, per la prima volta, si parla del perché alcune persone sarebbero spinte a realizzare cerchi nei campi. Si tratterebbe di una sorta di loggia che hai chiamato, per comodità di composizione letteraria “Daniel”. Cosa hai potuto apprendere relativamente ad essa durante le tue ricerche?
Ci siamo avvalsi di una tecnica di indagine nota in antropologia con il nome “Osservazione Partecipante”. L’osservato (il popolo dei Circlemakers e dei Croppies) e l’osservatore si confondono, lo studioso diventa parte integrante del fenomeno in esame e il fenomeno parte dello studioso. Certo, deve sempre esistere in fondo all’animo del ricercatore una buona dose di autocontrollo e distacco affinché la materia oggetto della sua ricerca non si tramuti in suggestione.
Diventa necessario far cadere le ultime barriere tra l’osservato e l’osservatore trasformando lo straniero/studioso in abitante stesso dei luoghi in esame. È così che durante gli anni ci siamo mischiati ad una realtà a volte cruda, spesso contraddittoria ed egocentrica; mentre in altre occasioni inaspettatamente umana e in grado di coinvolgere.
Di Daniel sono emersi la struttura, le finalità, le modalità di progettazione ed, in ultimo, i criteri con cui vengono scelti i luoghi.
7) Che legame ci sarebbe, nel caso ci fosse, tra il retro del Barge Inn e “Daniel”?
Il retro del Barge era fino al 2005 semplicemente uno dei luoghi dove durante l’estate viveva una parte del popolo che “produceva” i cerchi. Un popolo che a volte paga la sue scelte. Nulla è per sempre e gli errori della vita a volte non si possono correggere. Molti ricorderanno una notte di Agosto, di droga e di morte. Per altri gli anni passati in prigione non serviranno a comprendere l’assurdità di quella notte e precarietà della propria condizione.
8) Secondo quanto scrivi in merito ai realizzatori dei cerchi, un ruolo importante appare essere quello dell’alterazione dell’ordinario stato di coscienza indotto dall’uso di sostanze stupefacenti. Quanta incidenza ha questo aspetto nelle fasi di creazione dei cerchi nel grano?
Ricorrendo all’uso di droghe molti, tra quelli che realizzano cerchi, credono di riuscire a pensare l’impensabile, a immaginare l’inimmaginabile. Quando di notte non si riesce a dormire la mente vaga e copre varie possibilità. Cercare di indovinare e indirizzare di nuovo il futuro di un uomo, di un popolo, di una nazione; è così che a volte si cede all’illusione di sfruttare appieno le proprie capacità mentali.
9) Cosa ne pensi dei documenti che testimonierebbero la presenza di cerchi nel passato?
Come riportato in Persi Nella Memoria numerosi documenti attesterebbero lo svolgersi, in un passato ormai remoto, di ritualità di fertilità e fecondità. Lo studio sviluppato nel corso degli anni insieme ad altri docenti della facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma ha condotto a risultati estremamente interessanti. Il tentativo di definire le componenti folcloristiche di famose raffigurazioni come quella dell’Hartford-Shire, risalente al 22 Agosto 1678 e che ha per titolo “The mowing-devil or strange news out of Hartford-Shire”, ci conduce molto lontano nello spazio e nel tempo, attraverso le culture dei cacciatori siberiani, degli sciamani dell’Asia settentrionale e centrale, dei nomadi delle steppe.
10) E le famose “anomalie” che interesserebbero le piante all’interno dei cerchi? Hai avuto modo di approfondire questo aspetto?
Il tema “anomalie” è stato preso in esame per rispondere alle aspettative di un pubblico spesso condizionato dalla letteratura specialistica. Un pubblico che forse si sarebbe accostato alla lettura di Persi Nella Memoria. Le riviste “a tema” e i siti internet di carattere commerciale vivono oggi grazie alla possibilità pressoché illimitata di “allungare il brodo”. Ecco un’altra preziosa funzione del “come dire?”. Pur essendo più confusi che mai, si finge di non esserlo affatto; anzi, alcuni hanno imparato a dire una cosa e ad aggiungerne un’altra e poi un’altra ancora, senza avere detto, come dire, un bel nulla.
Per le analisi tecniche in senso stretto ci siamo avvalsi di strutture pubbliche (Spighe, sementi e terreno sono stati analizzati all’interno del dipartimento di Energetica, del dipartimento di Scienza dei materiali e della terra e del laboratorio di Botanica dell’Università degli Studi di Ancona). I risultati elaborati (una sessantina di formazioni tra il 1997 ed il 2003) hanno condotto in direzioni ben diverse da quelle proposte in passato.
11) Da tre anni a questa parte, anche l’Italia è investita dal fenomeno. Credi possa esistere secondo te, un “Daniel” italiano? E nel resto del mondo?
Riformulerei la domanda alla Buena vista che per la prima volta tre anni or sono proiettò Signs nelle sale cinematografiche italiane.
Il fenomeno italiano, per quanto anch’esso squisitamente sociale, non è legato ideologicamente in alcun modo con quello inglese.
Nota: Andrea Feliziani si interessa al fenomeno Crop Circles dal 1989. Il desiderio di conoscenza e la preparazione matematica e fisica conseguita con gli studi in ingegneria civile hanno influenzato notevolmente l’impostazione della sua ricerca che, dal 1997, svolge sul campo attraverso l’applicazione degli strumenti dell’ indagine scientifica ed antropologica. Fotografo e scrittore, da anni studia l’antropologia delle società complesse.
Per informazioni sul libro "Persi nella memoria" si può visitare: http://www.cropcircles.it/cropcircles2002/iniziative_it.html |
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