INTERVISTA A ELTJO HASELHOFF

Stresa (VB), 29.9.2003

AL: Innanzitutto un bentornato in Italia. Nel 2000 Lei ha pubblicato un interessante articolo riguardante i cerchi nel grano sulla rivista Physiologia Plantarum. Vuole ricordarci le conclusioni di questo suo studio? 
EH: Certo. Quell’articolo parla di certi effetti biologici che sono stati trovati in alcuni di questi cerchi nel grano che corrispondono ad un modello quale una sorgente di calore che riscalda il grano prima che si formi il cerchio e che fa gonfiare, o diciamo, allungare le cellule nelle piante. E’ una cosa che puoi misurare e abbiamo scoperto che, in

 
alcuni casi, questa distribuzione della lunghezza delle cellule corrisponde perfettamente con la radiazione di una sfera di luce, una sorgente di calore. La cosa interessante è che questo è proprio quello che dicono alcuni testimoni oculari che hanno visto una sfera di luce creare un cerchio nel campo. 

AL: Proprio riguardo alla natura della rivista Physiologia Plantarum sono arrivate alcune “critiche” secondo le quali non si tratterebbe di una rivista scientifica e, quindi, il suo studio non ha basi scientifiche. Cosa può rispondere? 
EH: Basta leggere la rivista. Questa è una rivista scientifica. Posso dire di sì, un altro può dire di no. Basta comprare una copia e controllare. Semplicemente questo. 

AL: Tornando ai suoi studi, Lei ha raccolto molti dati riguardo alle “anomalie” dei cerchi nel grano, come ad esempio l’allungamento dei nodi delle piante, le cavità di espulsione, i test di germinazione che Lei stesso ha effettuato. Altri studiosi dicono che queste supposte “anomalie” possano essere invece causate da fenomeni naturali. Cosa Lei ha raccolto e cosa ne pensa di questi altri pareri? 
EH: Ne ho sentito parlare, ma il problema è che finora ci sono alcuni studiosi che hanno studiato il fenomeno per 10 – 12 anni e anche di più e poi ci sono altri che magari hanno solo letto un articolo e poi vengono fuori con queste opinioni. Non dico sia una cosa sbagliata in quanto la critica ci vuole sempre. Anch’io all’inizio ero convinto ci fossero delle soluzioni semplici per i cerchi nel grano ma, ad un certo punto, mi sono accorto che non era così semplice. Forse questi altri pareri sono giusti, non lo so. Però bisognerebbe dire un po’ di più perché i risultati sono tantissimi. 
Ci sono sempre persone che dicono che la procedura nei miei studi e il protocollo non era giusti, però occorre anche spiegarne il perché. Il mio studio è molto semplice. Tante volte le critiche trattano questo studio come se fosse veramente uno studio complicatissimo, ma non lo è, in qaunto si tratta di una cosa molto semplice: è come misurare la differenza in lunghezza fra un elefante ed un cavallo. E’, quindi, una cosa molto semplice. Ripeto, finora i risultati sono lì: corrispondono a certi modelli e spiegazioni triviali per me non ci sono ancora. 

AL: Quando si parla di cerchi nel grano vengono sempre citati i “Circlemakers”. Secondo Lei, in che percentuale sono presenti in questo grande fenomeno dei crop circles? 
EH: Questa è una domanda molto difficile perché dovresti essere capace di effettuare tanti cerchi. 
In Inghilterra, ma questa è la mia sensazione, al Sud sarà una grande parte, magari anche il 70 – 80%. In Olanda molto meno: qui il fenomeno è ancora abbastanza puro, nel senso che non c’è commercio, circlemakers. In Italia sinceramente non so: potrebbe essere un po’ strano che improvvisamente saltino fuori tanti cerchi dopo che è uscito il mio libro. D’altra parte può anche essere che i cerchi in Italia ci siano sempre stati, solo che un contadino che trovava una cosa del genere e non sapeva cosa fosse non diceva niente, e questo succede tante volte. Adesso che il fenomeno è un po' più conosciuto, la gente ne parla un po’ di più, ha dei riferimenti in Internet e così la gente lo viene a sapere. Questo, ad esempio, è successo anche in Olanda, così come in tanti paesi: i cerchi ci sono sempre stati, solo che vengono scoperti dopo 10 anni. Qualcuno ha detto “Ah! L’avevo anch’io 10 anni fa!” e prima non aveva il coraggio di parlare.
 

AL: Lei da anni studia il fenomeno dei cerchi nel grano direttamente sul posto e con interessanti ricerche. Quel è stato per lei l’episodio che più Le ha fatto pensare, che più l’ha colpita? 
EH: Di solito sono le formazioni semplici. Ne ho parlato anche nel mio libro, riguardo ad una formazione in un campo di carote. 
Era una figura strana, dove le piante di carote erano piegate giù per terra e qui era molto semplice poter vedere che nessuno aveva messo piede in quel campo. non puoi metter piede sopra un campo di carote senza rompere la pianta: le mie impronte erano almeno 3-4 cm nel terreno e potevo vedere che era impossibile camminare sul quel campo. Eppure c’era questa formazione, con le foglie piegate in un modo molto complicato e, chiaramente, senza che nessuno fosse entrato in quel campo. E allora quando sei lì, veramente, ti accorgi che c’è qualcosa che non ha una spiegazione semplice. 

AL: Quest’anno i crop circles sono arrivati, diciamo, per la prima volta, in Italia. Cosa ne pensa? 
EH: Sono convinto che naturalmente una parte è creata da uomini, forse perché hanno letto libri, articoli, questo senza dubbio. Come detto prima, può anche essere che adesso i contadini, avendo sentito parlare di questo fenomeno, sono più disponibili a chiamare la Polizia o qualcuno perché oggi sanno di cosa si tratta, mentre prima non lo facevano. 
L’unica cosa che posso dire è che avete adesso la possibilità di fare degli studi, senza prima andare in Inghilterra. 

 

Intervista di Alessandro Luè