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alcuni casi, questa distribuzione della
lunghezza delle cellule corrisponde perfettamente con la radiazione
di una sfera di luce, una sorgente di calore. La cosa interessante
è che questo è proprio quello che dicono alcuni
testimoni oculari che hanno visto una sfera di luce creare
un cerchio nel campo.
AL:
Proprio riguardo alla natura della rivista Physiologia Plantarum
sono arrivate alcune “critiche” secondo le quali
non si tratterebbe di una rivista scientifica e, quindi, il
suo studio non ha basi scientifiche. Cosa può rispondere?
EH: Basta leggere la rivista. Questa è una rivista
scientifica. Posso dire di sì, un altro può
dire di no. Basta comprare una copia e controllare. Semplicemente
questo.
AL:
Tornando ai suoi studi, Lei ha raccolto molti dati riguardo
alle “anomalie” dei cerchi nel grano, come ad
esempio l’allungamento dei nodi delle piante, le cavità
di espulsione, i test di germinazione che Lei stesso ha effettuato.
Altri studiosi dicono che queste supposte “anomalie”
possano essere invece causate da fenomeni naturali. Cosa Lei
ha raccolto e cosa ne pensa di questi altri pareri?
EH: Ne ho sentito parlare, ma il problema è che finora
ci sono alcuni studiosi che hanno studiato il fenomeno per
10 – 12 anni e anche di più e poi ci sono altri
che magari hanno solo letto un articolo e poi vengono fuori
con queste opinioni. Non dico sia una cosa sbagliata in quanto la critica
ci vuole sempre. Anch’io all’inizio ero convinto
ci fossero delle soluzioni semplici per i cerchi nel grano
ma, ad un certo punto, mi sono accorto che non era così
semplice. Forse questi altri pareri sono giusti, non lo
so. Però bisognerebbe dire un po’ di più perché
i risultati sono tantissimi. Ci
sono sempre persone che dicono che la procedura nei miei studi
e il protocollo non era giusti, però occorre anche spiegarne il perché.
Il mio studio è molto semplice. Tante volte le critiche
trattano questo studio come se fosse veramente uno studio
complicatissimo, ma non lo è, in qaunto si tratta di una cosa molto
semplice: è come misurare la differenza in lunghezza
fra un elefante ed un cavallo. E’, quindi, una cosa
molto semplice. Ripeto,
finora i risultati sono lì: corrispondono a certi modelli
e spiegazioni triviali per me non ci sono ancora.
AL:
Quando si parla di cerchi nel grano vengono sempre citati
i “Circlemakers”. Secondo Lei, in che percentuale
sono presenti in questo grande fenomeno dei crop circles?
EH: Questa è una domanda molto difficile perché
dovresti essere capace di effettuare tanti cerchi.
In Inghilterra, ma questa è la mia sensazione, al Sud
sarà una grande parte, magari anche il 70 – 80%.
In Olanda molto meno: qui il fenomeno è ancora abbastanza
puro, nel senso che non c’è commercio, circlemakers.
In Italia sinceramente non so: potrebbe essere un po’
strano che improvvisamente saltino fuori tanti cerchi dopo
che è uscito il mio libro. D’altra parte può
anche essere che i cerchi in Italia ci siano sempre stati,
solo che un contadino che trovava una cosa del genere e non
sapeva cosa fosse non diceva niente, e questo succede tante
volte. Adesso che il fenomeno è un po' più conosciuto,
la gente ne parla un po’ di più, ha dei riferimenti
in Internet e così la gente lo viene a sapere. Questo,
ad esempio, è successo anche in Olanda, così
come in tanti paesi: i cerchi ci sono sempre stati, solo che
vengono scoperti dopo 10 anni. Qualcuno ha detto “Ah!
L’avevo anch’io 10 anni fa!” e prima non
aveva il coraggio di parlare.
AL:
Lei da anni studia il fenomeno dei cerchi nel grano direttamente
sul posto e con interessanti ricerche. Quel è stato
per lei l’episodio che più Le ha fatto pensare,
che più l’ha colpita?
EH: Di solito sono le formazioni semplici. Ne ho parlato anche
nel mio libro, riguardo ad una formazione in un campo di carote.
Era una figura strana, dove le piante di carote erano piegate
giù per terra e qui era molto semplice poter vedere
che nessuno aveva messo piede in quel campo. non puoi metter
piede sopra un campo di carote senza rompere la pianta: le
mie impronte erano almeno 3-4 cm nel terreno e potevo vedere
che era impossibile camminare sul quel campo. Eppure c’era
questa formazione, con le foglie piegate in un modo molto
complicato e, chiaramente, senza che nessuno fosse entrato in
quel campo. E allora quando sei lì, veramente, ti accorgi
che c’è qualcosa che non ha una spiegazione semplice.
AL:
Quest’anno i crop circles sono arrivati, diciamo, per
la prima volta, in Italia. Cosa ne pensa?
EH: Sono convinto che naturalmente una parte è creata
da uomini, forse perché hanno letto libri, articoli,
questo senza dubbio. Come detto prima, può anche essere
che adesso i contadini, avendo sentito parlare di questo fenomeno,
sono più disponibili a chiamare la Polizia o qualcuno
perché oggi sanno di cosa si tratta, mentre prima non
lo facevano.
L’unica cosa che posso dire è che avete adesso
la possibilità di fare degli studi, senza prima andare
in Inghilterra.
Intervista di Alessandro Luè |